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Quattro giorni di assoluto silenzio

Orazione civile sulla vita e la morte per strada

 

 

ZINGARELLI 2007 Zanichelli editore

 

 

 

 

 

Grazie per tutti coloro che hanno camminato con noi sulla strada

e in particolare

PierFranco Uliana, Giani Sartor, Silvia e Tullia e Mauro, Ivan Rizzotto, Luciano e Rossana Alban, Giorgio Collodet, Marta Celso, Manuel e Marianna Zarpellon e tutti i ragazzi del gruppo Marakaibo, Rosario Parente, Barby e Alice, Beppino Cadel, Enrica Bottero, Maria Corrao, Paola Conte Bortolotto, Vanna DeTomi Santinato, Ethel Guidi, Margherita Bellinato, Lelio Baghin, Elena Pillon


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How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, 'n' how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, 'n' how many times must the cannon balls fly
Before they're forever banned?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.


da "BLOWIN' IN THE WIND" di Bob Dylan

Quante le strade che un uomo farà e quando fermarsi potrà?
Quanti mari un gabbiano dovrà attraversar per giungere a riposar?
Quando tutta la gente del mondo riavrà per sempre la sua libertà...

Risposta non c'è o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà.
Risposta non c'è o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà.

(versione italiana di Mogol)

 

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Un'unica cosa sembrava interessarlo: il tortuoso traciato della via Emilia che si inerpicava lungo i crinali delle montagne, ne seguiva le pendenze, ne accompagnava le scelte naturali e capricciose. Quella strada stava lì da quasi duemila anni. Fatta costruire nel 189 avanti Cristo dal console Marco Emilio Lepido per spostare velocemente le legioni romane verso l'irrequieto Nord, aveva visto passare eserciti, popoli, mercanti, carri, cavalli e, ora, automobili e camion.

da "LA STRADA DRITTA - il romanzo dell'Autostrada del Sole" di Francesco Pinto

2011 © Mondadori

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Le nuove strade arrivano come dall'aria, le fanno imprese forestiere, macchine.

da "LIBERA NOS A MALO" di Luigi Meneghello

1997 © Oscar Mondadori

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Le strade degli antichi romani non furono le sole a solcare la nostra penisola, eppure costituirono una delle prime reti più organizzate. All'inizio si presentavano come sentieri polverosi e irregolari, ma in seguito furono trattate con maggior cura, diventando sempre più preziose per le necessità militari, commerciali e di comunicazione fra le varie province. Ai loro lati spuntarono pietre miliari, locande per mangiare e dormire, fontane per bere e stazioni per il cambio dei cavalli.
Si sa che Giulio Cesare, un anno prima della sua morte, promulgò la Lex Iulia Municipalis. Questa legge comprendeva un insieme di regole riguardanti l'accesso e la conduzione dei carri all'interno della città. Ai mezzi pesanti, per esempio, era vietato il transito dall'alba sino al pomeriggio inoltrato. Tale divieto, però, non toccava i veicoli della nettezza urbana, quelli utilizzati per i materiali da costruzione di edifici pubblici o di culto e i carri che trasportavano sacerdoti e sacerdotesse durante le cerimonie.

da Wikipedia - L'enciclopedia libera OnLine

 

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ricordando l'amore perduto
perduto in mezzo alla strada
me ne vado disse per la strada
come un autobus senza fermata

da "Le cose perdute" di Alessandro Mannarino

2009 © Leave

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C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza
perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.

da "C'è solo la strada" di di Gaber - Luporini

1991 © Edizioni Curci Srl

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...perchè quelle strade infinite come impervie possibilità, azzardi, incognite, lui, in un modo o nell'altro, le ha battute.

da "La geografia di Bora Milutinovic" di Vittorio Giacopini

nella raccolta "Ogni maledetta domenica - Otto storie di calcio"

a cura di Alessandro Leogrande

 

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Tutte le strade erano aperte davanti a loro e si dilatavano all'infinito, sulla maggior parte di quelle strade non misero mai piede...

da " Ponte sulla Drina"

Ivo Andric

 

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(sto cercando) un uomo che abbia dentro il cuore una strada
e cioè tutte le strade,
tutte quelle con un cuore.

da "Io cerco un uomo"

Giulio ESTREMO Casale "SULLO ZERO" - ediz. Papergraf 2000

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Dove la strada è buia, ed il seme è seminato
Dove la pistola è carica, ed il proiettile e freddo
Dove le miglia sono marcate in sangue ed oro
Ti incontrerò più avanti lungo la strada

Ho il mio completo da cadavere, ed il mio anello col teschio sorridente
I miei fortunati stivali da cimitero, ed una canzone da cantare
Ho una canzone da cantare per ripararmi dal freddo
E ti incontrerò più avanti lungo la strada

Più avanti lungo la strada Più avanti lungo la strada
Dove il percorso è buio e la notte è fredda
In un mattino di sole so che ci desteremo,
E ci incontreremo più avanti lungo la strada

Beh, sono stato nel deserto solo a scontare la pena
Setacciando la polvere, cercando un segno
Se ci sia una luce più avanti, beh fratello, non lo so
Ma ho questa febbre che mi brucia nell'anima
Quindi cogliamo i momenti belli mentre passano
E ci incontreremo più avanti lungo la strada

Più avanti lungo la strada Più avanti lungo la strada

In un mattino di sole so che ci desteremo,
E ci incontreremo più avanti lungo la strada in un mattino di sole so che ci desteremo,
E ci incontreremo più avanti lungo la strada

Further On (Up The Road) -

Bruce Springsteen

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La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno se piove o c'e' il sole,
per saper se domani si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.

.................

E poi mille strade grigie come il fumo

in un mondo di luci sentirsi nessuno.

Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.

da "Ciao amore ciao" di Luigi Tenco

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La strada è solo il segno dei tuoi passi,

la strada si apre solo se vuoi tu.

Percorri la tua strada attivamente

sempre presente al centro della gente

perchè conoscere è partecipare

e non restare immobili a credere, a guardare.

 

da IL CAMMINO di G. Nutti / M. Gatto

"Terra tradita" dei Manodopera - 2001

 

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L'asfalto si snodava tra la sabbia bianca, una nuova strada pesante di esalazioni di monossido. Nella sabbia c'erano erbacce scure e cavallette. Frammenti di conchiglie marine luccicavano tra le erbacce. Era la terra creata dall'uomo, piatta e disordinata, baracche scrostate, pile di legname, pile di lattine, trivelle petrolifere e bancarelle di hot dog, bancarelle di frutta e da ogni parte vecchi che vendevano pop-corn. In alto, i fili appesantiti del telefono restituivano un rumore, come un ronzio, ogni qualvolta c'era una tregua nel frastuono del traffico.

da "La strada per Los Angeles"

John Fante (trad. Francesco Durante) - ed. Einaudi 2005

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Tra il mattino e la sera sta la strada.

Chiara Zannini "IL viaggio del pellegrino"

da MADRUGADA - n. 69 marzo 2008

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Scopo originario dell'automobile era "la mobilità", cioè trasformare l'uomo in automobilista, perché viaggiasse e vedesse il mondo. In realtà, l'automobilista vede solo strade; e tutte le strade e tutte le città del mondo, ormai possono essere immaginate come luoghi pieni di automobili più o meno uguali: dov'è difficile, e spesso addirittura impossibile, trovare alla fine una propria storia. (Un proprio parcheggio).

da "Ciao Kafka" in LA MORTE Di MARX e altri racconti

Sebastiano VASSALLI - ed. Einaudi 2006

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Strade che si lasciano guidare forte
poche parole, piogge calde, buio
tergicristalli e curve da drizzare
strade che si lasciano dimenticare.

da "Strade" (Microchip emozionale ) dei SUBSONICA - 1999

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O strada percorsa, mi stai forse dicendo Non lasciarmi?

Mi dici Non avventurarti fuori, chi mi lascia è perduto?

Mi dici Sono ben preparata, battuta e sicura, affidati a me?

O pubblica strada, io rispondo che non ho paura di lasciarti.

Walt Whitman

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Un tempo, sulle vecchie cartine d'America, le strade principali erano segnate in rosso e quelle secondarie in blu. Adesso i colori sono cambiati, ma subito prima dell'alba e subito dopo il tramonto - brevi istanti né giorno né notte - le vecchie strade restituiscono al cielo un poco del suo colore, assumendo a loro volta un'arcana tonalità di blu. E' l'ora in cui le strade blu hanno un fascino intenso, e sono aperte, invitanti, enigmatiche: uno spazio dove l'uomo può perdersi.

William Least Heat-Moon "STRADE BLU"

Einaudi 1998

Essere solo un frammento dell'eterno fluire del tempo non impedisce di vedere e penetrare il mistero. In fin dei conti che cosa sono le strade blu se non l'opportunità di osservare l'ignoto nella speranza che l'ignoto ci restituisca lo sguardo?

William Least Heat-Moon "STRADE BLU"

Einaudi 1998

 

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"E' maledettamente lunga la strada per arrivare da Pietroburgo a Stoccolma ma dopo tutto, per uno che fa il mestiere di poeta, l'idea che una linea retta rappresenti la distanza più breve tra due punti, ha perduto da un pezzo la sua attrattiva".

Josef Brodskij discorso all'accettazione del Premio Nobel 1987

citato da Erri De Luca in ALZAIA - ed. Feltrinelli 2004

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La vita puo' avere un futuro diverso solo immaginando e costruendo nuove strade. Non i soliti nastri d'asfalto, che sono gia' troppi, ma percorsi di confronto, itinerari di scambio, flussi di informazioni capaci di trasportare idee, invenzioni, contenuti culturali in tutti i luoghi della societa' in cui viviamo.

Roberto Mantovani "SOTTO LA LENTE"

da LA RIVISTA del CAI - settembre / ottobre 2006

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Percorrere la rete stradale significa guardare, ma soprattutto leggere ed interpretare, i segni di questa complessità (del paesaggio ndr), che si articolano in infiniti indicatori sia creati dall'uomo, che determinati dalla natura stessa.

.......

Le strade e il viaggiare sono quindi occasione privilegiata per incontrare il paesaggio per comprendere il territorio, ma spesso le stesse strade diventano paesaggio, diventano elemento descrittivo di un ambiente, lo segnano, lo definiscono nel suo aspetto.

Ma uro Pascolini "IL PAESAGGIO DELLE STRADE, LE STRADE DEL PAESAGGIO"

da LE STRADE DELLA PROVINCIA - ed. Forum - UD

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LA STRADA

Di tutti i poeti e i pazzi che abbiamo incontrato per strada ho tenuto una faccia o un nome una lacrima e qualche risata. Abbiamo bevuto a Galway fatto tardi nei bar di Lisbona riscoperto le storie d'Italia sulle note di qualche canzone. / Abbiamo girato insieme e ascoltato le voci dei matti incontrato la gente più strana e imbarcato compagni di viaggio. Qualcuno è rimasto qualcuno è andato e non s'è più sentito un giorno anche tu hai deciso un abbraccio e poi sei partito.

BUON VIAGGIO, HERMANO QUERIDO, E BUON CAMMINO OVUNQUE TU VADA FORSE UN GIORNO POTREMO INCONTRARCI DI NUOVO LUNGO LA STRADA.

In tutti i paesi e le piazze dove abbiamo fermato il furgone abbiamo perso un minuto a ascoltare un partigiano o qualche ubriacone. Le strane storie dei vecchi al bar e dei bambini col tè del deserto sono state lezioni di vita che ho imparato e che ancora conservo.

BUON VIAGGIO, HERMANO QUERIDO E BUON CAMMINO OVUNQUE TU VADA FORSE UN GIORNO POTREMO INCONTRARCI DI NUOVO LUNGO LA STRADA.

Non sto piangendo sui tempi andati o sul passato e le solite storie perchè è stupido fare casino su un ricordo e su qualche canzone. Non voltarti ti prego nessun rimpianto per quello che è stato che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano

BUON VIAGGIO, HERMANO QUERIDO, E BUON CAMMINO OVUNQUE TU VADA. FORSE UN GIORNO POTREMO INCONTRARCI DI NUOVO LUNGO LA STRADA.

Modena City Ramblers "LA GRANDE FAMIGLIA" - edizioni Mescal

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La strada è la grande protagonista, è il luogo, il "yopos". Dell'incontro. Della festa. Delle provocazioni. Ma anche delle grandi contraddizioni. Noi siamo lì, sulla strada. La strada continua e deve essere simbolicamente, ma anche praticamente, il punto di riferimento. La strada è il filo rosso del passaggio dai giovani, alla droga, alla lotta alla prostituzione e alla tratta, fino ad arrivare alla lotta alla mafia. La strada è luogo di incontro, ma anche di disperazione. Di chi ha perso ogni speranza. Di chi batte sulla strada. E' la scuola di vita. Ed è anche il luogo da cui guardare oltre. Dalla strada, soprattutto nei grandi centri, dobbiamo anche imparare ad alzare la testa, incontrando questi enormi palazzi dove c'è gente che è chiusa dentro. Dobbiamo infatti avere attenzione non solo verso gli esclusi, ma con la stessa dignità e forza, anche verso gli inclusi. C'è un mondo di inclusi che è disperato, alla ricerca di un senso, di un significato. La strada è il luogo privilegiato della grande provocazione: la società corre e si sta svuotando di valori, di contenuti. Che me ne faccio di un treno veloce che porterà le merci, collegherà l'Europa, quando poi in questa Europa la gente non comunica, non parla, passa indifferente di fronte alle gabbie degli immigrati e ai morti di freddo senza dimora? Che senso ha costruire il ponte di Messina se non si creano collegamenti tra le persone? Fatto così il ponte di Messina non unirà due coste, ma due cosche


Don Luigi CIOTTI - gruppo ABELE - dalla rivista bimestrale "Solidarieta' internazionale" - 01-2006

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"Le strade possibili sono infinite, non da tutti e' la capacita' di camminare senza paura"

anonimo

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Il geniale scrittore ebreo praghese Franz Kafka, a conclusione, del quinto dei suoi quaderni in ottavo, ci lascia questo pensiero: "La via che arriva al prossimo è, per me, lunghissima". Non solo per lui quella via è lunghissima, lo è per la gran parte degli uomini e dei popoli. Essa non è il tratto di strada che ci separa dal confine rappresentato dall'altro, è soprattutto il cammino interiore nella dimensione temporale che trasforma il confine da luogo di separazione in luogo di incontro.

da "Contro l'idolatria" di Moni Ovadia - edizioni Einaudi

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All'alba di un villaggio deserto / con scarpe lucide e un berretto / con tante cose in tasca / e confusione nella testa / il tuo passo fermo calpestava / le pietre della lunga strada / che portava alla meta desiderata. // Gli anni correvano coi tuoi passi / gli anni logorarono i tuoi passi / quei passi fermi da padrone / che poi diventarono / passi spenti di un pastore / la tua montagna era sempre più alta / la tua strada era sempre più lunga. // Anche il sole che ti riscaldava / e ti accompagnava / ora ti tradiva, ora ti odiava / anche la donna che un tempo ti consolava / ora l'hai persa e non l'hai più trovata. // Mille volti hai incontrato / mille strade ti hanno indicato / mille strade senza sbocchi / angeli di marmo ti hanno accecato gli occhi. // Gli anni correvano coi tuoi passi / gli anni logorarono i tuoi passi / quei passi fermi da padrone / che poi diventarono / passi spenti di un pastore / la tua montagna era sempre più alta / la tua strada era sempre più lunga. // Un giorno il sole ti ha spaccato la testa / un giorno l'acqua si è fatta vetro / un giorno l'aria ti ha gassato i polmoni / un giorno il vento ti ha strappato i capelli / un giorno la muffa sulle tue labbra / è cresciuta. // Un giorno la pioggia ha bagnato il tuo viso / e tu hai pianto e tu hai riso / e poi di colpo ti sei ritrovato / come morta cenere in un accampamento desolato / e poi di colpo tu sei risorto / come un vecchio incensiere / all'alba di un villaggio deserto.


da "Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto" di Alam Sorrenti - 1973

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Tutto d'un tratto lui e gli altri parlarono, anzi cantarono, e della cantilena loro dissero la testa: "La strada è di lu re...". Ed io la coda: "Ci passa chiunque c'è".

da "Storia di Matteo" di Antonio Russello - Editrice Santi Quaranta

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Non si dica : <<Ho trovato la strada dell'anima>>. Piuttosto : <<Ho incontrato l'anima che camminava lungo la mia strada>>. L'anima infatti percorre ogni strada.

da "Il profeta" di Kahlil Gibran (traduzione di Isabella Farinelli) - Paoline editrice

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Le usate strade - che una volta d'incanto si muovevano - con la mia corsa,

ora più svolgersi non sanno in grazie - piene di tempo - svelando, a ogni mio umore rimutate, -

I segni vani che le fanno vive - se ci misurano. -

da "Folli i miei passi" in VITA D'UN UOMO di Giuseppe Ungaretti - A.Mondadori editore

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La strada e la piazza (agorà) sono «spazio pubblico» per eccellenza, così come l'abitazione e l'impresa sono per eccellenza spazi privati. La strada, come ogni bene comune, è esposto a quella "Tragedy of the Commons" evidenziata nel 1968 dall'economista inglese Garret Hardin: se tutti ritengono illimitato il proprio diritto a usufruire di un bene pubblico, la sua capacità di carico verrà superata e il bene, il Common, si deteriorerà o scomparirà a detrimento di tutti. La maggior parte di noi è stata portata a credere di essere titolare di un diritto illimitato a occupare lo strade - e soprattutto le strade urbane - con le proprie automobili. Per questo lo spazio pubblico si è deteriorato ed è praticamente scomparso come luogo di vita e di incontro degli umani. E con lo spazio pubblico è scomparsa l'essenza stessa della vita urbana: la convivenza, l'incontro e il confronto non programmato o istituzionalizzato di pratiche, stili di vita, culture, storie diverse. Cioè, la base materiale della democrazia, e anche ciò che ha fatto della città nella storia la sede privilegiata dello sviluppo culturale e dell'innovazione. L'automobile prolunga infatti sulle strade, rinserrandoci tra le sue lamiere, l'isolamento e l'idiotismo della vita privata. Il pensiero dominante risponde alla Tragedy of the Commons con l'Encolsure, la recinzione, l'appropriazione privata: per salvaguardare il bene pubblico occorre privatizzare: non tanto l'infrastruttura (anche se le autostrade sono state privatizzate), quanto il diritto di accesso. Attraverso una tariffa di ingresso il mercato, provvederà a regolamentarlo in modo da salvaguardare la risorsa e svilupparne la produttività e il benessere che questa non mancherà di generare. Questa soluzione attenua sicuramente l'impatto negativo del traffico: riduce l'inquinamento, penalizza i poveri e premia i ricchi: e fin qui tutto è «in regola» con i principi del libero mercato. Ma rischia di paralizzare la città, se le persone appiedate non troveranno a disposizione per tempo servizi pubblici alternativi e di capacità adeguata per spostarsi. E, soprattutto, rischia di bloccare il metabolismo urbano, perché non è detto che l'importanza delle funzioni urbane - cioè delle attività che ciascuno di noi svolge - corrisponda alla capacità di pagare la tassa di ingresso in città. La congestione del traffico rappresenta un classico esempio di «fallimento del mercato». La vera alternativa allo stato di cose esistente consiste nel dichiarare «area protetta» il bene pubblico rappresentato dalle strade urbane, e di sottoporle a vincoli rigorosi che garantiscano la salvaguardia delle sue funzioni più proprie. Dichiarare le strade urbane area protetta significa vietarle al traffico privato: cioè a tutti quei veicoli che non svolgono un servizio pubblico o di pubblica utilità: caratteristiche, queste, che vanno valutate e negoziate in modo mirato, caso per caso, e che possono variare nel tempo e a seconda delle circostanze; una valutazione e una negoziazione che rientrano tra i compiti di assoluta priorità delle autorità che hanno in carico la gestione del territorio. Ma può un amministratore pubblico, un partito, una coalizione, presentarsi alle elezioni prospettando l'abolizione del traffico privato? Certamente no. Questo dovrebbe essere, per cominciare, compito degli uomini di cultura: urbanisti, economisti, sociologi, medici, meteorologi, giornalisti, insegnanti, scrittori e artisti: tutta gente che oggi è lontana mille miglia anche solo dal concepire una cosa del genere e che in questa abdicazione trova una delle cause della perdita del proprio ruolo.

Ma, attenzione! La storia va avanti. Cinquanta-sessanta anni fa i democristiani batterono ripetutamente le sinistre spiegando ai contadini che se avessero vinto «i rossi», questi gli avrebbero portato via la vacca dalla stalla. In parte era una menzogna, perché nessun comunista italiano ha mai pensato di portar via la vacca al contadino. In parte aveva un fondamento, perché in Unione sovietica i comunisti avevano effettivamente portato via vacche e maiali ai kulaki, facendoli morire di fame. Poi, però, in Italia era arrivato il miracolo economico e il «benessere» aveva raggiunto anche le campagne; i contadini rimasti si erano trasformati in agricoltori; le vacche erano state trasferite in allevamenti di massa e tutti avevano imparato a comprare latte e carne al supermercato. Se oggi qualcuno proponesse agli agricoltori di riprendersi qualche vacca in casa - o addirittura di vivere con loro nello stesso locale, per riscaldarsi durante l'inverno, come si faceva un tempo - verrebbe mandato al diavolo. Perché? Perché la vacca in casa o nella stalla di casa sporca, puzza, richiede cure continue e rende molto meno che dedicarsi a altre attività; a meno che non lo si faccia in modo industriale. Lo stesso accade oggi con l'automobile. Se qualcuno proponesse di affrontare una campagna elettorale promettendo di portare via l'auto a chi sacrifica metà del proprio reddito a questa «vacca sacra» (Lewis Mumford) del ventesimo secolo, verrebbe cacciato a furor di popolo: tanto è vero che non manca mai chi cerca popolarità con la difesa a oltranza del diritto di ciascuno a usare e parcheggiare la propria automobile quando e dove gli pare e piace. Ma le tecnologie informatiche renderanno presto obsoleto il possesso di una o più automobili personali, perché la mobilità flessibile (car-sharing, taxi collettivo, trasporto a domanda, trasporto pubblico di linea su strade sempre più sgombre) offrirà servizi di mobilità urbana più personalizzati, più veloci, più comodi, più economici e soprattutto con un minore impatto sull'ambiente. E perché sarà diventata evidente la parabola discendente del petrolio; le auto e il carburante costeranno sempre più cari, mentre i combustibili alternativi come metano e idrogeno non basteranno a alimentare flotte pubbliche di solo un quinto del parco veicoli attuale. Allora, anche senza che gli intellettuali glielo spieghino e i politici glielo impongano, la gente avrà capito che l'auto individuale sporca, puzza (quello l'ha già capito adesso), richiede cure continue da parte del suo proprietario, blocca la mobilità e offre benefici sempre minori a costi sempre più elevati. Ma come procedere? L'importante è abbandonare gli alibi, come le targhe alterne, la cacciata delle auto non catalizzate, i parcheggi - sotterranei, in struttura, di interscambio - i sovrappassi, i sottopassi, i semafori intelligenti, l'area e il road-pricing, i carburanti puliti, la rottamazione ecologica, l'avvento dell'idrogeno, le auto a emissione zero, ecc. Tutte cose utilissime se contribuiscono a ridurre il numero delle auto in circolazione; ma controproducenti se - ed è il caso di molte di esse - concorrono solo a aumentare il parco veicoli in circolazione. L'obiettivo di lungo periodo è rendere del tutto inagibili le strade al traffico privato. Per questo, tanto prima la gente si convincerà che ogni spesa personale in automobili, come il rinnovo del mezzo o l'acquisto di un garage, rischia di diventare un investimento «a perdere», tanto meglio sarà: il che è esattamente l'opposto di quello che la cultura in auge - anche e soprattutto ambientalista - crede e si affanna a far credere.


"L'AUTO: vacca sacra del ventesimo secolo" di Guido Vialle - dal MANIFESTO 20-01-2006

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...Queste (le strade) si proiettano dovunque senza mediazione nel paesaggio, e quanto più sono ampie e lisce, e tanto più violento e irrelato spicca il loro nastro scintillante sull'ambiente troppo selvaggio. Esse non hanno espressione.... A ciò corrisponde il modo della sua percezione. Ciò che l'occhio frettoloso ha visto dall'automobile, non può essere osservato, e, come ogni traccia in esso sparisce, così esso sparisce senza traccia.

da MINIMA MORALIA di Theodor W. Adorno - edizioni Einaudi


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SULLA STRADA

Sulla strada ti stiamo cercando,

sulla strada in uno sguardo di sole, sulla strada in un sorriso bambino,

sulla strada in un cuore di vita, sulla strada in un sorso di vino,

sulla strada in un suono infinito, sulla strada in una sfida al destino,

sulla strada in un'altra lingua, sulla strada in un'altra pelle,

sulla strada in un bacio di luce, sulla strada in un segno divino,

sulla strada in un mercato di Bombay, sulla strada in un uomo dei miracoli,

sulla strada in una notte di canti, sulla strada in un guasto al furgone,

sulla strada in un'azione decisa, sulla strada in ogni sconfitta,

sulla strada in ogni vittoria, sulla strada in una stella di donna,

sulla strada in un amore passato, sulla strada nel moltelplice e nell'Uno,

sulla strada nell'alto e nel basso, sulla strada nell'uomo del futuro,

sulla strada continuiamo ad amarti e a inseguirti

Amata Verità"

Dalle note di copertina del cd "Sulla strada" delle Nuove Tribu' Zulu

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LA STRADA MISSIONARIA

....Veramente la strada è un tema pasquale per eccellenza, e qui in Ciad il Signore mi concede la grazia di viverlo in profondità. Le strade qui non sono nastri di velocità, che ti portano in famiglia, ai luoghi di lavoro o di divertimento, e molto spesso lontano da te stesso. Qui le strade sono luoghi di vita: in "brousse" (pura savana) sono piene di capre, maiali o altri animali; nei villaggi e qui in città sono piene di gente di ogni età e di ogni condizione: donne con sulla testa il loro carico di frittelle da portare al mercato; uomini spingendo il loro carrettino carico fino all'inverosimile di sacchi o di bidoni; ragazzi e ragazze che vanno o tornano da scuola, a tutte le ore, col loro unico quaderno in mano; biciclette, tutte con la targa, che non sai mai dove vadano o quando si fermino, perché... la strada è anche il luogo dell'incontro, dello scambio di notizie, degli affari da concludere o degli impegni da prendere: per chi va in macchina lo strumento più importante è allora il clacson, seguito immediatamente dal freno!
Le strade, qui, sono anche luogo di vita che si rinnova: di solito sui due lati, ma su quelle più larghe anche al centro, ci sono le "aiuole" di rifiuti di tutti i tipi: da quelli organici (animali ed umani), a quelli delle infinite piccole officine normalmente sistemate all'ombra di qualche albero, fino agli onnipresenti sacchetti di plastica nera. E a scadenze di cui ancora non sono riuscito ad individuare il ritmo, il tutto viene bruciato, e il fumo denso si confonde con la polvere, e non vedi più niente; solo più tardi ti accorgi che strada e vita si sono rinnovate.
Mi piace camminare su queste strade, così come sono: le sento come una "parabola" della Missione.
Missione che ci deve portare sulla strada di ogni fratello. "Andate per le strade in tutto il mondo", cantiamo spesso: ma abbiamo il coraggio di realizzarlo, lanciandoci con tutto l'amore possibile nel "mondo" del vicino, dell'immigrato, dell'emarginato?
Missione che non è un passare veloci e gridare Gesù Cristo, sullo stile delle auto dei nostri mercati, che annunciano l'ultimo prodotto industriale o il circo che arriva; missione che è, invece, fermarsi accanto al fratello, donargli il tempo dell'ascolto ed il cuore della condivisione, fare un po' di strada con lui, appunto come il Pellegrino di Emmaus.
Missione, che è partire anche dai "rifiuti", da "ciò che non è", da ciò che non ha valore industriale o commerciale, e far fiorire anche da essi incontro, dialogo, speranza e fiducia di Vita nuova.
Missione come strada: invito a non restare chiusi in casa, nelle nostre case di "arrivati"; invito a far sì che il nostro cammino diventi strada di Risurrezione e di Vita per quanti incontriamo; invito rivolto a tutti... anche a chi sfreccia a 130 chilometri orari sui nastri asfaltati delle strade italiane.


Don Egidio Menon da L'Azione

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Stràda [sost. femm.] 1. Tratto di terreno, generalmente spianato o lastricato o asfaltato, che permette la comunicazione fra più luoghi.

Lo ZINGARELLI 2007 Zanichelli editore


 

 

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